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Le terme di Sepino: particolare
09.03.2007 | L'Archeologia
...[Scipione] non si lavava in acqua filtrata, ma spesso torbida e, se pioveva più violentemente, quasi fangosa.
Ma poco gli importava il modo; veniva al bagno per togliersi di dosso il sudore, non l'unto degli unguenti... anzi se vuoi saperlo non si lavava nemmeno tutti i giorni.... (Seneca Ep.Mor., LXXXVI, 9-12).


In ogni periodo della storia di Roma i suoi cittadini hanno avuto assai cura dell'igiene del corpo: il bagno quotidiano, fatto solitamente nel pomeriggio, era consueto a quasi tutti i livelli sociali. Nella tarda età imperiale Roma era arrivata ad avere 11 bagni pubblici (thermae) a cui si accedeva gratuitamente, e più di 830 terme private, gratuite o a prezzi modici, sparse in vari quartieri della città.
In molti immobili da reddito esistevano piccole terme a beneficio degli inquilini degli appartamenti, mentre le case dei ricchi avevano i loro bagni privati, spesso assai sontuosi.
Un impianto termale è stato individuato anche a... «continua»
Pietrabbondante: iscrizione fianco meridionale podio del Tempio B (foto di: Roberto SPINA)
09.03.2007 | L'Archeologia
...è stato riconosciuto al santuario di Pietrabbondante un ruolo preciso in rapporto alle imprese belliche condotte dai Sanniti: qui infatti dovevano essere votate le armi predate al nemico, come dimostra anche il recupero di una vera e propria "congeries armorum", un trofeo, deposto all'aperto in seguito a qualche fatto di guerra... 

Il santuario manifesta fin dalle prime fasi delle caratteristiche di particolare rilievo; la prima fase che possiamo riconoscere da materiali ed elementi architettonici è quella del cosiddetto tempio ionico: il tempio, distrutto dallo sbancamento realizzato per la costruzione del teatro, aveva infatti capitelli ionici a 4 facce.
Materiali relativi ad esso sono stati ritrovati nel riempimento del podio del tempio B e nelle sue fondazioni, mentre è stato riconosciuto qualche resto dei porticati che lo fiancheggiavano, nei livelli inferiori dell'area tra il teatro ed i porticati del tempio B.
Questo tempio era... «continua»
La località in cui, probabilmente, avvenne la disfatta delle forche caudine
09.03.2007 | L'Archeologia
Perché si dice: "Passare sotto le forche caudine"?
La frase significa subire una grave umiliazione o una prova mortificante.
Il modo di dire risale addirittura alla antica Roma, e precisamente alla Seconda guerra sannitica.
Nel 321 aC gli uomini dell'esercito romano, sconfitti nella gola di Caudio, vicino all'odierna Benevento, subirono la mortificazione di dover passare disarmati sotto il giogo delle lancie, davanti ai vincitori.
Ecco il racconto dello storico Livio (storie, IX,5): "E venne l'ora fatale dell'ignominia; (....) prima i consoli, quasi nudi, furono fatti passare sotto il giogo; poi gli altri in ordine e grado furono sottoposti alla stessa ignominia; infine ad una ad una tutte le legioni".
Oltreché morale, la pena fu anche fisica: infatti i Romani, consoli in testa, vennero sodomizzati.
L'episodio sembra essere all'origine del modo di dire che associa la fortuna alle dimensioni del sedere: chi aveva un grosso ano soffriva... «continua»
09.03.2007 | L'Archeologia
... nefando sacro mixta hominum pecudumque caede respersus; respersae fando nefandoque sanguine arae ...

La Legio Linteata era un corpo sannita scelto, legato alla divinità, probabilmente Giove, da un giuramento effettuato durante una cerimonia religiosa.
Gli uomini si impegnavano a seguire i propri comandanti senza indietreggiare, uccidendo chiunque si fosse dato alla fuga.
Chi si rifiutava di giurare veniva decapitato e finiva accanto alle vittime del sacrificio poco prima celebrato.
L'esistenza di questo corpo e di questa cerimonia ci viene testimoniata da Livio in occasione della battaglia di Aquilonia nel 293 a.C.
Livio descrive l'accampamento sannita e il recinto coperto di lino dell'ampiezza di circa 200 piedi quadrati scelto per la cerimonia.
Indica il nome del sacerdote officiante, Ovius Paccius, un anziano, e le fasi del rito, il sacrificio, celebrato secondo il rituale di un vecchio testo di lino, e il giuramento.... «continua»
Paestum - Tomba del Guerriero (fine V - inizi IV a.C.)
09.03.2007 | L'Archeologia
Per la comprensione della vita e del costume dei Sanniti di primaria importanza sono le pitture tombali sabelle.
I Sabelli, nel venire in contatto con la Campania, scoprirono il mondo della civiltà greca ed etrusca ed adottarono lo stile delle camere funerarie affrescate etrusche. I loro dipinti sono stati trovati non solo nella Campania ma anche ad Alifaee nel Sannio e a Paestum e Albanella in Lucania.
Le scene sono solitamente dipinte su uno strato biancastro di intonaco applicato sulle lastre di pietra locale con cui è rivestita la tomba.
Le pareti presentano nella parte inferiore uno zoccolo dipinto. spesso delimitato nel margine superiore da un motivo con uncini che terminano a spirale, e nella parte superiore la scena vera e propria sormontata da un bordo con meandri e rosette. 
Le scene sono spesso separate da colonne ioniche dipinte, mentre un ritratto del defunto sormontato da un timpano triangolare decorato con palmette o una ghirlanda e... «continua»
09.03.2007 | L'Archeologia
Altilia - SEPINO (CB)


Sezione del Teatro

La sezione del teatro è ospitata all'interno dell'edificio rurale che insiste sulle strutture antiche della scena, racchiudendo al suo interno il tratto compreso tra la porta regia e la porta hospitales destra, visibile sulla parete di fondo.
Presso l'ingresso del Museo è posta l'iscrizione relativa al complesso campus-piscina-porticus reimpiegata tardivamente nella struttura del proscenio: "Herennius M(arci) f(ilius) Obellianus/ [ca]mpum piscinam porticum s(ua) p(pecunia) f(ecit)" cioè "Erennio Obelliano, figlio di Marco, fece a sue spese il campo, la piscina, il portico".

Piano terra

Il materiale qui ospitato proviene dalle necropoli, si osservano:

una statua maschile togata, priva del capo; l'iscrizione funeraria della gens Ampia di età repubblicana; un leone funerario, simile a quelli posti sul monumento funerario di... «continua»
Fronte e retro della Tavola di Agnone
09.03.2007 | L'Archeologia
La Tabula Agnonensis è una tavoletta di bronzo, 27x15 cm di lato, munita di una maniglia, che è tutt'oggi conservata al British Museum.
Entrambi i lati presentano delle iscrizioni in osco, con lettere incise in modo chiaro e che hanno permesso una datazione paleografica al 250 a.C.
Il testo menziona diciassette divinità, contando separatamente i due aspetti di Giove, e ci dimostra la tendenza dei Sanniti, comune anche ad altre popolazioni italiche, alla polilatria, cioè l'uso di uno stesso luogo per il culto di più divinità.
E ci descrive la presenza di quindici altari, nell'hortus, che dobbiamo interpretare come boschetto sacro, in cui la stessa tavoletta era affissa, probabilmente ad un albero, con la catena di ferro che in parte è ancora conservata.
Il boschetto doveva essere situato nelle vicinanze della località sul Monte Cerro, fra Capracotta ed Agnone, in cui la tavoletta è stata ritrovata circa un secolo fa, quando questa zona era chiamata Uorte... «continua»
Particolare del calendario romano
09.03.2007 | L'Archeologia
I Sanniti, come i Romani, dividevano l'anno in dieci mesi.
Nonostante Ovidio non li annoveri fra le popolazioni che dedicavano un mese a Marte, la dedica di un mese a Mamerte da parte dei Sanniti è certa, mese in cui veniva probabilmente celebrato il Ver Sacrum essendo dedicato a questa divinità.
Che tale mese fosse il primo dell'anno, come nel caso dei Romani, fino al 153, non viene affermato esplicitamente, Ovidio sostiene del resto che il mese dedicato a Marte poteva essere diverso presso i vari popoli italici, ma risulta molto probabile.
Se così fosse corrisponderebbe a quello che per i Romani e per noi è il mese marzo, ad avvalorare questa ipotesi è il fatto che sia i Sabelli, sia i Romani, aggiungevano i giorni in sovrappiù, che andavano posti alla fine dell'anno, immediatamente prima di marzo.
Festo dice che il nome osco di maggio era maesius il che trova conferme nell'esistenza di un praenomen Maius e di un gentilicium Magius.
Ovidio... «continua»
Ex-voto d'argento rinvenuto nel Santuario di Campochiaro
09.03.2007 | L'Archeologia
Il culto di Stato

Fra i Sanniti esistevano sicuramente culti di Stato che rivestivano un carattere istituzionale.
Come gli altri popoli dell'Italia arcaica non riuscivano a concepire una religione distinta dallo Stato ed uno Stato distinto dalla religione.
Probabilmente ogni tribù aveva i suoi sacra particolari, le sue divinità protettrici e la sua struttura del culto organizzata.
L'epigrafia e le fonti ci indicano un ruolo ufficiale svolto dai magistrati nella vita religiosa dello stato sabello.


Gli addetti al culto

Le fonti letterarie e documentarie indicano che i meddices, ed in particolare il meddix tuticus e il kenzstur, avevano un ruolo nella vita religiosa dello stato, erano infatti ufficialmente presenti in alcune cerimonie per garantire l'esatto svolgimento del rituale.
Dovevano anche esserci dei sacerdoti ufficiali ed altri funzionari incaricati di sorvegliare e regolare lo svolgimento... «continua»
Statuetta sannita raffigurante Ercole
09.03.2007 | L'Archeologia
Nella religione dei Sanniti sono presenti elementi di diversa origine che si intrecciano e si sovrappongono.
Animismo, feticismo, magia, antropomorfismo e personificazione di astrazioni, contribuiscono così a creare un quadro complesso che risulta di difficile lettura per noi che ci basiamo soprattutto su confronti con popolazioni vicine e sui pochi testi a disposizione.
Sappiamo che i Sanniti concepivano il proprio mondo popolato da poteri o spiriti misteriosi, esseri da temere e con cui era necessario instaurare buone relazioni.


I Numina

Dei con poteri funzionali, erano probabilmente poco più che semplici atti della volontà divina.
Abitavano in luoghi particolari ed erano dotati di aspetto umano, più figure femminili che maschili.
Tra le località del Sannio popolate da spiriti la più famosa è la valle dell'Amsanctus, di cui abbiamo la descrizione di Virgilio, altri loca sacra erano presso Aequum Tuticum e forse... «continua»
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