lunedì, 16 luglio 2018 - 06:48 | Ultima modifica: 20/07/2017 - 7:55 | Utenti online: 7
San Polo Matese: la chiesetta di S. Pietro in Vincoli (foto di: Roberto SPINA)
09.03.2007 | La Paleontologia
Il monte, su cui si colloca l'abitato di San Polo Matese, è costituito da calcari e calcari organogeni a Rudiste, gasteropodi e coralli, in strati e banchi dello spessore complessivo di m. 500 circa.
La serie, solcata da numerosissime faglie, di cui una, notevole, separa il monte da Colle Salva Signore, presenta una immersione generale di 45-50° NNE ed ha un'età compresa tra il Cenomaniano p.p. e il Campaniano.
Qui sono considerate due brevi successioni per complessivi 50 mt. circa, di era Turoniano-Senoniano, le quali, costituite da un'alternanza di mudstones-wackestones e grainstones, interessano generalmente la parte abitata.
Il Turoniano comprende quasi tutto il monte, il Senoniano è presente nell'area della "Cappella Anime del Purgatorio" diroccata.
La parte alta del monte, dove si colloca la chiesa di S. Pietro in Vincoli, è caratterizzata da calcari a Distefanella Parona.
In particolare la roccia del basamento della Torre Campanaria è uno... «continua»
Roccia calcarea del Matese: fossili di rudiste (foto di: Roberto SPINA)
09.03.2007 | La Paleontologia
Col nome generico di Rudiste si indicano famiglie di Lamellibranchi che, sviluppando le loro strutture in forme specializzate (una valva fissa al fondo generalmente più grande dell'altra fungente da opercolo), vissero in particolari ambienti del Cretacico.
Le Rudiste costituiscono con i loro spessi gusci bianchi cospiqui di roccia calcarea ed hanno una notevole importanza paleontologica e stratigrafica perché, avendo subìto una singolare, diversificata e spinta evoluzione biologica, sono state utilizzate per definire la scala dei tempi relativa al Cretacico di facies neritica.
Per questo esse sono state considerate buoni fossili guida, ovvero indicatrici di età.

Per la loro forma anormale questi singolari organismi sono stati considerati prima come Poriferi, poi come Celenterati, e solo nella prima metà del secolo scorso, dopo una più accurata indagine morfologica e filogenetica, sono stati riconosciuti per molluschi bivalvi, strutturati in forme di... «continua»
Fossili del Matese (foto di: Roberto SPINA)
09.03.2007 | La Paleontologia
Documenti del passato

Modellato innanzitutto dalla particolare dislocazione, deformazione e giacitura delle sue rocce, poi dagli effetti dell'incessante erosione, il massiccio si estende come una barriera sui confini tra il Molise e la Campania per più di 50 chilometri, occupando un'area di circa 1000 chilometri quadrati tra le provincie di Campobasso e Isernia nel Molise, Caserta e Benevento nella Campania.

Monte Miletto (m. 2050), La Gallinola (m. 1923), Monte Mutria (m. 1823) sono le cime più alte che si collocano sulla linea dello spartiacque. Per tutta la sua lunghezza , da Est a Ovest, il Matese si presenta grandioso in un'alternanza di creste dentellate e dirupi inaccessibili, di lunghi pianalti, profonde valli e balze che rompono la china dei monti, di gole strette a pareti vertcali e bastioni imponenti, di monoliti enormi e ammassi di detrito roccioso, di selve rigogliose e prati smaglianti di colori, di nevi immacolate e di acque scroscianti... «continua»