lunedì, 10 dicembre 2018 - 22:59 | Ultima modifica: 20/07/2017 - 7:55 | Utenti online: 4
Veduta della chiesetta dal sentiero (foto di: Roberto SPINA)
09.03.2007 | Le Tradizioni
e c'è tuttora... un luogo incantato sul Matese: una conca verdeggiante ed intatta che, attraverso i suoi profondi solchi, scavati e modellati da acque millenarie, sembra voler protendere lunghe braccia verso una fitta di sentieri che s'inerpicano dalla vallata, quasi a voler accogliere, con un affettuoso abbraccio, chi vi acceda da quella direzione.

Una piccola chiesetta con, attiguo, un modesto rifugio, una fonte perenne d'acqua limpida e fresca, qualche ricovero di pastori costruito alla buona con pietre, zolle e terriccio del posto e qualche stazzo, sistemato qua e là, testimoniavano una presenza umana semplice, laboriosa e, nello stesso tempo, scrupolosa custode e fervida amante di quei luoghi.
Il pastore che stazionava in quei posti per buona parte dell'anno, il cacciatore che vi passava in cerca di coturnici, l'occasionale comitiva di gitanti che, partiti prima dell'alba dal piano, vi giungevano insieme ai primi raggi del sole, non potevano, prima ancora... «continua»
Il Costume tradizionale Sanpolese (foto di: archivio De Socio)
09.03.2007 | Le Tradizioni
La varietà delle fogge che caratterizza il costume tradizionale delle donne della fascia matesina, dimostra che l'adozione del costume ha origini remote, risalente forse all'epoca sannitica o romana, e, come sembra più probabile, a quella della invasione bulgara di Altzek.

A San Polo le donne calzano scarpe nere e calzamaglie di color viola; il vestito, tutto d'un pezzo, comprende le bretelle, il corpetto e la gonna, il tutto di panno nero, preparato a mano.
Alle bretelle vengono allacciate le maniche. Il corpetto che stringe alla vita e sostiene il seno, viene allacciato sotto le ascelle e, al di sotto, una camicetta bianca che fa da sfondo meraviglioso.
La vita viene stretta da una fascia chiamata "mantera", larga circa 10 cm., tutta pieghe, che protegge i reni e si annoda davanti.
Dalla vita, ancora, scende il grembiule (lo zinale), pur esso di panno nero, che arriva fin sotto le ginocchia.
L'ultimo pezzo dell'ornamento femminile è la... «continua»
Le "Traglie" di Jelsi
09.03.2007 | Le Tradizioni
Nel Molise sono le feste ad alimentare e riproporre la cultura della tradizione. Alcune di esse sono da considerarsi uniche.
La "corsa dei carri" a cavallo tra aprile e maggio a San Martino in Pensilis, Ururi e Portocannone, la Carrese si San Pardo alla fine di maggio a Larino, i Misteri del Corpus Domini a Campobasso, le Traglie di Jelsi il 26 luglio nel giorno di Sant'Anna, il Rodeo Pentro di Montenero Valcocchiara a Ferragosto e, alla vigilia di Natale, "A Ndocciata" di Agnone che, lo scorso anno, ha illuminato con i suoi fuochi Piazza San Pietro. Si sa che il Papa ha un debole per la nobile cittadina, patria di un artigianato fatto di rame, bronzo e oro; di saporite trecce, di squisiti confetti ed ostie delicatissime che chiudono uno strato di miele e mandorle.


LE TRAGLIE DI JELSI

Questa manifestazione ha luogo il 26 luglio nel giorno di Sant'Anna. Ielsi è la città del grano ed è il grano il simbolo di questa festa particolare e... «continua»
Cercemaggiore
09.03.2007 | Le Tradizioni
Secondo il folklore cercemaggiorese i preparativi al matrimonio tra due giovani avevano inizio già la settimana che precedeva la celebrazione delle nozze. Questi giorni erano dedicati alla stima del corredo nuziale della sposa che veniva trasferito alla casa dello sposo.
La tradizione vuole che la mattina della funzione un messo si recasse dalle rispettive famiglie degli sposi e qui, con una frase velata, consegnava i doni precedentemente affidatigli: cappelli e scarpe per la donna e camice e legacce per l'uomo.
Subito dopo parenti ed invitati affollavano le case degli sposi fino all'inizio della celebrazione segnalata dal suono della campana della chiesa.
La gente presente nell'abitazione dello sposo formava un corteo e si dirigeva verso la casa della sposa.
Qui, dopo i convenevoli, il padre della fanciulla la "consegnava" al futuro marito, ripetendo frasi di raccomandazione ed ammonimenti: Vulèteve bene, non facète fa a rise 'a gente (Vogliatevi bene,... «continua»