lunedì, 10 dicembre 2018 - 22:56 | Ultima modifica: 20/07/2017 - 7:55 | Utenti online: 4
In Natale a tavola
08.03.2007 | La Cucina
Il significato cristiano del Natale è ben noto a tutti. Dalla prima domenica di Avvento la Chiesa è in attesa e si prepara con le cerimonie religiose a celebrare l'vento con grande devozione e partecipazione di fedeli.
Con lo stesso animo ed entusiasmo nelle famiglie molisane fervono i preparativi per riscoprire e riproporre i riti e le tradizioni gastronomiche legate a questa festività.
E' retorico chiedersi come sarà la tavola di Natale nelle nostre case: lo sappiamo già.
Niente, o quasi, cambia: è la festa della famiglia per antonomasia.
La tavola imbandita di ogni ben di Dio è ancora il punto di riferimento, di unione. Si sta tutti insieme nonni, figli, nipoti, ed amici.
Sono pochi, infatti, i molisani che trascorrono queste festività al ristorante; sarebbe tradire lo spirito del Natale.
Per l'occasione si riaprono i ricettari di famiglia, i vecchi quaderni neri carichi di foglietti volanti, di consigli di appunti, si rispolverano le... «continua»
Il segreto del buon vino molisano
08.03.2007 | La Cucina
Il racconto biblico dell'arca di Noé sul monte Ararat e quello della casuale scoperta della possibilità di trarre dai grappoli della vite che crescevano spontaneamente sui fianchi del monte a 5.000 metri di altezza, una bevanda gradevole e inebriante, sta a significare la remota origine di quella che nel corso dei secoli ha costituito l'esordio dell'enologia. E' probabile che la vinificazione risalente ai tempi pre-omerici sia stata introdotta nell'Italia meridionale dall'antica Grecia.
Il Molise era terra particolarmente vocata, lo testimoniano i resti archeologici delle zone di Pozzilli e Venafro a conferma delle lodi intessute da Plinio, Cicerone ed Orazio che avevano preferito la bellezza di questa provincia a quella romana anche per i suoi secolari vigneti, oltre che per gli uliveti e per le abbondanti fonti di acque salutari e medicamentose.
L'agricoltura che rappresenta oggi la base più solida dell'economia molisana, annovera tra i suoi vari settori, in primo... «continua»
Paestum: Pittura funeraria - Scena di convito
08.03.2007 | La Cucina
I Sanniti non hanno lasciato documenti letterari che descrivono il loro modo di vita, ma non manca tuttavia la possibilità di raccogliere informazioni attraverso gli scrittori antichi, i ritrovamenti archeologici e quanto si può legittimamente dedurre dagli usi a noi noti dei popoli sabelli della Campania e di altre zone.
I Sanniti, quando non erano intenti a depredare i vicini, dovevano ricavare il loro sostentamento direttamente dalla terra. Erano un popolo di contadini, montani atque agrestes come li definisce Livio (IX 13.7), e la loro vita era dura e frugale; rusticorum mascula militum/proles Sabellis docta ligonibus/versare glebas (Orazio, Carmina III 6.3739).
E' probabile che anche ai tempi della loro grandezza, neppure i nobili fossero niente più che contadini benestanti, proprietari terrieri che sovrintendevano e partecipavano direttamente alle attività agricole e all'allevamento del bestiame sulle proprie terre, come facevano i Romani che appartenevano al... «continua»
Scamorza ai ferri
08.03.2007 | La Cucina
Anche il carattere della cucina, in questa regione, è quello semplice proprio di una terra di contadini la quale, però, era attraversata durante la transumanza dai pastori che dall'Abruzzo andavano in Puglia e lasciavano sul cammino i loro suggerimenti.
Il resto lo faceva la fantasia dei poveri e, nelle case dei signori, la cura delle "signorine" della famiglia. Ancora oggi del patrimonio della cultura gastronomica molisana, perché di un patrimonio si tratta, sono depositarie le donne.
In questa regione la donna, rispetto ad altre regioni, vive in una condizione di "arretratezza", e anche in questo caso si tratta di coglierne tutti i vantaggi, quale è, appunto, ai fini della conservazione delle tradizioni culinarie, una vita svolta quasi completamente dentro le mura domestiche e scandita dal ritmo delle stagioni.
E allora ecco a gennaio l'uccisione del maiale e la preparazione delle salsicce, dei salami, dei prosciutti, dei cotechini fatta con l'aiuto delle... «continua»
Il panettone di Pasqua
08.03.2007 | La Cucina
Quando alcuni giorni prima di Pasqua si preparavano le pigne ed i panettoni, così come si faceva per il pane, per farli "crescere" meglio e per evitare il "malocchio" si segnavano con una croce dicendo "che Dio le benedica", mentre chi arrivava augurava "Sante Martine".
"Turménte", tormento viene talvolta chiamato il panettone molisano che non si usa a Natale, secondo la tradizione milanese diventata regola nazionale, ma a Pasqua, quando l'abbondanza di uova e i primi tepori ne consentono la preparazione.
E' tradizione di quasi tutti i paesi molisani, dove è conosciuto con diversi nomi ("mpigna", panettone, pane di Pasqua, "turménte" ecc.) che, però, traducono gli stessi ingredienti: farina, tante uova, sugna, patate e zucchero, ma poco, in modo da non guastare un sapore asciutto e stimolante.
Solo a Termoli, a questi ingredienti, si aggiunge un po' di citrato (dieci lire di citrato, si legge in un vecchio quaderno di cucina, corrispondente grosso modo a mezzo... «continua»