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Roccia calcarea del Matese: fossili di rudiste (foto di: Roberto SPINA)
Roccia calcarea del Matese: fossili di rudiste (foto di: Roberto SPINA)
09.03.2007 | La Paleontologia
Le rudiste
Col nome generico di Rudiste si indicano famiglie di Lamellibranchi che, sviluppando le loro strutture in forme specializzate (una valva fissa al fondo generalmente più grande dell'altra fungente da opercolo), vissero in particolari ambienti del Cretacico.
Le Rudiste costituiscono con i loro spessi gusci bianchi cospiqui di roccia calcarea ed hanno una notevole importanza paleontologica e stratigrafica perché, avendo subìto una singolare, diversificata e spinta evoluzione biologica, sono state utilizzate per definire la scala dei tempi relativa al Cretacico di facies neritica.
Per questo esse sono state considerate buoni fossili guida, ovvero indicatrici di età.

Per la loro forma anormale questi singolari organismi sono stati considerati prima come Poriferi, poi come Celenterati, e solo nella prima metà del secolo scorso, dopo una più accurata indagine morfologica e filogenetica, sono stati riconosciuti per molluschi bivalvi, strutturati in forme di spinta specializzazione che determinò la loro estinzione alla fine del Cretacico, essendo mutate le condizioni ambientali a loro adatte.
L'ambiente di vita delle Rudiste era costituito da fondali di mare sottile dell'antica Tetide del Mesozoico, mare esteso tra i due supercontinenti Gondwana e Laurasia, formato dall'attuale Mediterraneo e dall'area dei terreni dell'orogenesi alpina, ovvero dell'America Centrale e dalla Spagna all'Himalaya, fino al Borneo.
In particolare questi bivalvi prosperavano e si riproducevano in ambienti biostromali e bioermali di mare tropicale, ad acque limpide, bene penetrate dalla luce, calde, senza sensibili variazioni di temperatura e salinità, bene ossigenate, favorite, quindi, da correnti moderate.
Nel contesto del Matese gli ambienti biostromali erano distinti da fondali di piattaforma carbonatica, a circolazione aperta delle acque, lontani dal mare pelagico, abitati in prevalenza da comunità di organismi betonici, i cui resti di accumulo formavano bancate stratificate di calcare organogeno; gli ambienti bioermali erano scogliere organogene, distribuite ai margini della piattaforma carbonatica e isolatamente anche nel suo interno, abitate da comunità di organismi betonici, i cui resti, generalmente in posizione di vita, ne costituivano la struttura tabulare, ad atolli, a barriera, ecc. 


Testi di: Michele Mainelli - Tratto da: Il Matese, edizione 1992 - Gruppo Speleologico del Matese