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Grotta di Capo Quirino: uno dei sifoni del ramo superiore (foto di: Alessio SPINA)
Grotta di Capo Quirino: uno dei sifoni del ramo superiore (foto di: Alessio SPINA)
09.03.2007 | La Speleologia
Risorgenza Capo Quirino
Provincia: Campobasso
Comune: Guardiaregia
Località: Capo Quirino
I.G.M. 162-III-SO Quota: 1050 m (s.l.m.)
Long. 2° 02' 43'',2 E Lat. 41° 24' 09'',1 N (U.T.M.:VF 5807 8382)
Terreno geologico: Cretaceo Superiore (calcare bianco a Rudiste)
Sviluppo spaziale: 1 km 
Dislivello: oltre +110 m.
Attrezzature occorrenti: palo di risalita 7 m (consigliabile); tubo 40 m per svuotam. sifone; corde e scale (35 m).
Pericoli: sifone, a 200 metri dall'ingresso, da vuotare con tubazione; pericolo di piene nelle stagioni piovose.

Itinerario: carrozzabile Guardiaregia - S. Gragorio Matese, alla curva 200 m a S W del ponte q. 1170; si scende direttamente la costa fino al punto dove il torrente presenta un salto di roccia; l'imbocco, che è su tale parete, pochi metri sotto l'orlo, può essere raggiunto dall'alto per tracce di sentiero. Sotto l'imbocco, la roccia presenta uno scivolo levigato dall'acqua; una decina di metri più in basso, sulla riva destra orografica del vallone, che da tal punto in poi è nettamente inciso, si trova la risorgiva (temporanea) delle acque della grotta, mentre l'ingresso è idricamente inattivo (salvo piene eccezionali). La risorgiva è costituita da una bassa fenditura d'interstrato, intasata di massi e allagata; l'ingresso transitabile da una galleria a pressione in lieve salita, facilmente percorribile.

Descrizione: la grotta è costituita da una galleria principale, sviluppata in direzione E-W, con alcune brevi diramazioni. A pochi metri dall'ingresso (galleria prima ascendente e poi discendente), un cunicolo discendente a chiocciola porta ad una galleria di diaclasi terminante con un sifone, in probabile collegamento con il sistema attivo inferiore inaccessibile. A 50 m dall'ingresso saletta con varie diramazioni, una delle quali pure collega al sifone sopra detto. La galleria prosegue a pareti nude, con "Scallops", d'interstrato, ad andamento sinuoso e, pertanto, con alternanze di salite e discese per effetto della disposizione obliqua degli strati. Sono presenti un lago, quasi sifonante, alcune pozze; si raggiunge una biforcazione: ramo di destra transitabile, di sinistra con scivolo e pozzetto (3 metri, perdente); immediatamente oltre il ricongiungimento dei rami, galleria discendente con deposito sabbioso e sifone permanente, che può essere svuotato scaricando l'acqua nel pozzetto di 3 metri.
La grotta di Capo Quirino ed uno dei suoi esploratori (foto di: Roberto SPINA)
La grotta di Capo Quirino ed uno dei suoi esploratori (foto di: Roberto SPINA)
Oltre il sifone la galleria prosegue in salita, quindi diventa piana e poi torna a scendere: a questo punto, sotto alla sezione freatica rotondeggiante inizia una forra di erosione vadosa. La grotta si imposta chiaramente, da tale zona in poi, su fratture verticali; pareti sempre levigate, con splendidi esemplari di rudiste sporgenti. La galleria prosegue con pendenze alterne fino ad un pozzo di 10 metri che conduce ad una galleria che prosegue a NE per poche decine di metri (pozzetto da 8); invece a SW continua con una discesa di sabbia e ghiaia, oltre la quale la galleria riprende l'andamento SE-NW, con pendenze alterne e piccoli salti di qualche metro, sia in risalita che in discesa, ed alcune pozze. Si giunge ad un laghetto circolare di 4 metri, con breve scivolo detritico (ciottoli) d'accesso, oltre il quale si deve superare un salto di 5 metri e poi una parete di 7 (risalita difficile). Si incontra un bivio: ramo di sinistra discendente a sifone; quello di destra invece prosegue a galleria , con alcuni piccoli salti in salita, fino ad un secondo bivio: a sinistra si incontra nuovamente un sifone; a destra galleria alta con sezione freatica e forra occupata da pozze profonde: si prosegue a livello della condotta freatica (passaggio esposto), che risale ripidamente e si presenta riccamente concrezionata. Alcuni metri prima di uno sbarramento concrezionale si scende in fondo alla forra; si prosegue superando alcune ostruzioni pure dovute a concrezioni: l'esplorazione si è arrestata ad un restringimento della galleria, in roccia viva, presentante un gomito al di là del quale, sulla destra, sembra che il passaggio si allarghi nuovamente.

Concrezioni: le pareti della grotta sono in assoluta prevalenza nude e lavorate dall'acqua. Si trovano poche sparse stalattiti sulla volta presso il sifone; quindi si incontra una diramazione superiore, molto concrezionata, circa a metà grotta; il concrezionamento riprende infine nel tratto terminale. Il fenomeno è in attività, con stalattiti candide, anche di grosse dimensioni, e colate. 

Grotta di Capo Quirino: galleria modellata a "scallops" (foto di: Alessio SPINA)
Grotta di Capo Quirino: galleria modellata a "scallops" (foto di: Alessio SPINA)
Morfologia e idrologia: la cavità è morfologicamente freatica, con gallerie di interstrato in pressione modellate a "Scallops" (indicanti un flusso d'acqua diretto verso l'uscita), ed evoluta, in parte, a seguito di un regime vadoso, con forre profonde anche molti metri. Solo la parte iniziale ed alcune strette diramazioni conservano intatta la morfologia esclusivamente freatica. La galleria principale alterna tratti in salita e discesa, con numerosi punti di quota minima, alcuni occupati da laghi o laghi-sifone, altri asciutti ed evidentemente collegati, attraverso passaggi impercorribili e non sempre identificati, ad un sistema unico di drenaggio che, verosimilmente, si collega con la risorgiva posta alcuni metri sotto l'ingresso della grotta, ai piedi della parete. Lo sbocco della cavità presenta le caratteristiche morfologiche tipiche dei sistemi freatici sub-orizzontali terminanti in valli aventi una circolazione idrica superficiale meno importante: esso ha infatti determinato la formazione di una parete di arretramento collaterale al thalweg che incide sia la copertura di marne mioceniche che la formazione in cui è scavata la cavità (calcare a Rudiste del Cretaceo Superiore). Tale parete è suddivisa in due salti separati da uno scivolo obliqo: quello superiore corrisponde all'ingresso della grotta (attualmente fossile) e quello inferiore alla risorgiva (di troppo pieno) del sistema impenetrabile di attuale drenaggio. Lo sbocco di magra di tale sistema è sconosciuto. In base a tali osservazioni si può concludere che questo complesso ipogeo ha presentato almeno due fasi evolutive ben distinte, la seconda delle quali è tuttora in stadio giovanile. Non si può escludere che sia già iniziata la formazione di un terzo livello ancora più in basso.
Quanto alle cause che hanno determinato la formazione di questo considerevole complesso di cavità, si deve osservare che esso presenta la parte più interna in corrispondenza dell'incrocio di due faglie a forte rigetto (con direzioni W-E e NW-SE), che determinano l'affioramento di un cuneo della formazione geologica inferiore (calcari e dolomie compatte del Cretaceo Sup.) e che sono, probabilmente, responsabili del drenaggio idrico iniziale; lo sbocco invece si trova in corrispondenza di un'altra faglia diretta NW-SE, lungo la quale si è impostato il tratto superiore della valle (congiungimento tra vallone Florio e torrente Quirino). Il sistema sarebbe dunque localizzato ed indipendente dal drenaggio profondo del massiccio. Questi cenni descrivono la situazione per sommi capi: essa è in realtà assai più complessa e richiederebbe un ben più approfondito esame. 


Tratto da: Cavità nel settore molisano del Matese (Alberta Felici)