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Pozzo della Neve: ingresso naturale (foto di: Roberto SPINA)
Pozzo della Neve: ingresso naturale (foto di: Roberto SPINA)
09.03.2007 | La Speleologia
Abisso Pozzo della Neve
Descrizione

Quota ingresso alto: 1.368 m slm.
Profondità: 1.048 m.
Sviluppo spaziale: oltre 8.000 m.

L'abisso chiamato Pozzo della Neve si apre in località Costa del Carpine (Campochiaro), con due ingressi non molto distanti uno dall'altro. Per profondità e sviluppo si tratta di uno dei sistemi sotterranei più importanti d'Italia. L'accesso è reso difficoltoso dalla presenza di un sifone quasi perenne a quota -110 m. 


Dall'ingresso alto al Grande Scivolo


L'ingresso alto è costituito da un pozzetto di 11 m che termina su una piccola galleria semiattiva. Il passaggio fu aperto mediante disostruzione nel 1984. Siamo nel Ramo dei Babà, inizio idrogeologico del sistema. A valle la galleria si biforca per poi ricongiungersi 60 m più avanti: la via meno disagevole è a sinistra attraverso un budello (4 in condotta) che conduce ad un P 10. Dalla base di quest'ultimo alcune strettoie fra concrezioni immettono nel meandro vero e proprio, che procede con poco dislivello per oltre 1 Km alternando tratti ampi a passaggi più angusti. S'incontrano solo piccoli dislivelli e numerosi affluenti minori. A quota 100 m il ruscello si approfondisce rapidamente fino ad un sifone: proseguendo in alto si supera un sifone stagionale (dei Pipistrelli) e si entra in un'ampia galleria fossile da cui più avanti è possibile riscendere al ramo attivo precedente, a valle del sifone. Dopo qualche piccolo salto, tale ramo termina definitivamente in un sifone strettissimo. La via fossile conduce ad un vasto ambiente in salita (Sala del Compleanno) e poi su un P 15 discendente. Dopo un tratto di meandro ed un caratteristico "bicchiere", si supera un breve saliscendi e quindi un P 10 in risalita che conduce alla sommità di un grosso pozzo. Si tratta in realtà del secondo salto della via principale, che da qui misura più di 40 m. L'innesto con tale via è a metà pozzo: raggiuntolo e risalendo, si superano 10 m di verticale e poi uno scivolo detritico di 20 m fino ad arrivare alla base del primo pozzo dell'abisso (P 38); in cima c'è ancora da risalire la dolina per uscire dall'ingresso basso (il classico). Se dall'innesto delle due vie proseguiamo invece a valle, alla base del pozzo incontriamo un breve meandro fangoso interrotto da un P 4. 

Pozzo della Neve: ramo dei babà (foto di: Liberato SPINA)
Pozzo della Neve: ramo dei babà (foto di: Liberato SPINA)
Subito sotto inizia il tratto normalmente sifonante (15 m) per quasi tutto l'anno. Dopo il sifone e due tratti resi stretti da concrezioni, la grotta si imposta per un lungo tratto su una serie di fessure orientate ad E che formano un meandro alto fra i 10 e i 15 m, con larghezza da 0,5 a 4 m (Canyon). La grotta torna ad essere moderatamente attiva e dopo una serie di laghetti, di cui uno molto profondo (Lago dell'Altimetro), ecco in basso un nuovo approfondimento: è il Ramo Attivo, che con una serie di stretti salti e un passaggio semisifonante porta ad un fondo su sifone a -240 m. Tale sifone è probabilmente collegato con l'affluente che entra nel Ramo delle Foglie. Prima del fondo il Ramo Attivo intercetta un grosso ramo ascendente che termina sotto due alti fusi: si tratta del collegamento con la regione chiamata Addio all'Impero (Ramo della Giunzione). Proseguendo invece lungo il Canyon fossile, incontriamo più avanti alcuni salti concrezionati (3, 7, 9, 10, 12) fino ad affacciarsi sul grosso ambiente del P 20. Alla base una breve arrampicata in discesa ci porta sul Grande Scivolo, una vasta diaclasi di crollo molto inclinata. 


Dal Grande Scivolo al vecchio fondo

Un nuovo tratto di meandro, molto concrezionato e con alcuni saltini, conduce alla galleria fossile dove fu piazzato il campo base negli anni '70. Subito dopo è necessario risalire fra passaggi concrezionati, quindi un P 6 dà accesso ad un nuovo grande sifone apparentemente fossile. Qui la grotta incontra una tettonica orientale NS e questo ne caratterizza il successivo sviluppo. A monte risale il Ramo dei Sifoni, la cui esplorazione è attualmente in corso. A valle, un P 4 conduce alla Galleria Dritta, una frattura rettilinea e molto alta che corre per 300 m in direzione N. Si alternano limpidi laghetti e saltini (5, 3, 3) fino ad un terrazzo sospeso nel buio: è il P 80, che da accesso ad un ambiente molto più ampio. Un saltino di 5 m consente di arrivare nella grande Galleria Nunziata, che scende rapidamente mantenendo una larghezza di 10 m ed un'altezza superiore ai 50 m. Quattro verticali (6, 5, 5, 14) portano ad una frattura parallela dove sprofonda un circolare P 50. Alla base, subito un P 14 e un P 4 (sopra il quale parte una diramazione attiva che sifona 40 m sotto). Di seguito incontriamo poi un P 35, P 14 e P 19 fino alla Sala Franosa, la zona dei campi base moderni. Ancora un freatico fossile (e molto scivoloso) e si arriva in breve al P 28, ultimo pozzo fino al 1981, con un arrivo d'acqua che lo rende bagnato e sferza un grosso lago sul fondo. Una breve galleria e finalmente ecco il sifone che fermò a lungo le esplorazioni (-731 dall'ingresso alto). 


Dal vecchio fondo al termine attuale

Pozzo della Neve: lago dell'altimetro (foto di: ASM)
Pozzo della Neve: lago dell'altimetro (foto di: ASM)
Il sifone si supera a destra tramite il Passaggio dell'Occhio e un traverso alto sul lago successivo. Si scendono poi un P 13 e un P 4 e si supera in risalita il Sifone di Ghiaia, che in caso di piogge recenti può diventare anche liquido e sbarrare la strada. Una sala fangosa dà accesso ad un grosso Canyon che scende con una serie di salti (6, 8, 30) fino ad una sala piuttosto ampia. Da qui la via logica porta a scendere un P 11 e un P 6 fino ad un sifone di fango (fondo -818 m): bisogna invece risalire un breve dislivello e imboccare una stretta diaclasi che scende a salti (6, 11, 17, 15, 7, 25) fino ad una nuova sala, luogo di un campo avanzato nel 1990. La grotta comincia a stringere e inizia un lungo tratto disagevole che porta con vari saliscendi alla Fessura del Casco (-880 m), estremo limite fino al 1988. Oltre la strettoia si incontra una saletta e l'arrivo di un pozzo sconosciuto, con molta acqua, poi una seconda strettoia e infine una lunga verticale a terrazzi profonda in tutto 92 m (Effetto Cascata). Il nome ne sintetizza la caratteristica principale. Di seguito un nuovo grosso salto (P 60) e infine il fondo ghiaioso dell'abisso (-1.045 m). Risalendo lateralmente si accede ad un ramo ascendente e poi discendente (P 6) che termina su sifone. 


Il Ramo delle Foglie e Addio all'Impero

Dalla base del Grande Scivolo parte un'altra frattura che si risale fino alla base di un grosso pozzo di 25 m. In cima, un meandro conduce ad una vasta sala di crollo. Il Ramo delle Foglie prosegue a valle, dopo aver ricevuto un affluente tramite un sifone pensile (tale sifone si ipotizza in collegamento con il Ramo Attivo). Si succedono vari salti (6, 20, 5, 6, 16, 4, 6), tutti piuttosto stretti, fino ad un pozzo di 30 m invaso dall'acqua (-476 m, probabile congiunzione idrica con il vicino abisso Cul di Bove). A metà di questo tratto una diramazione (la Chiocciola) effettua vari saliscendi morfologicamente interessanti fino a chiudere su strettoie. Dalla sala di crollo è anche possibile risalire un P 40 entrando in questo modo nella vasta diramazione chiamata Addio all'Impero.
Rilievo dell'abisso
Rilievo dell'abisso
Una successiva risalita di 10 m immette in un meandro che prosegue a monte e a valle: in quest'ultima direzione il ramo chiude dopo un centinaio di metri e un paio di saltini, mentre a monte si sviluppa per oltre 1 Km in ambienti molto caratteristici, avvicinandosi alla superficie esterna. Si risale una frana fino a bucarla sulla sommità e scendere parzialmente un P 12, poi il meandro torna ben percorribile e in leggera salita. La struttura prosegue ampia e molto alta, interrotta da un approfondimento che stringe (Traverso Topoverso), da una sorta di "bicchiere" e quindi da un saltino discendente (P 4). Siamo di fronte ad un nuovo approfondimento che a valle consente al piccolo ruscello che lo percorre di entrare nel "vecchio" e storico Ramo Attivo, attraverso due vie differenti ma poco distanti. A monte il meandro prosegue con qualche piccolo dislivello in salita (arrampicabile) fino ad entrare alla base di un grosso ambiente (Salone Lorenzo). Oltre il salone la via riscende con un P 8 a livello dell'acqua e il meandro riprende a salire lentamente, questa volta più stretto ma sempre molto alto, con dislivelli in arrampicata. Dopo una nuova saletta si giunge alla base di un pozzo di 12 m (Pozzo dei Secchi): alla sommità il ramo diviene più disagevole, con molti fusi ascendenti che denotano la vicinanza della superficie (foglie), fino a strettoie fangose e intransitabili. 


Tratto da Carta tematica GSM, edizione 1993 Gruppo Speleologico del Matese