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Guardiaregia: ingresso di una piccola grotta-rifugio (foto di: Roberto SPINA)
Guardiaregia: ingresso di una piccola grotta-rifugio (foto di: Roberto SPINA)
09.03.2007 | La Speleologia
Il carsismo del Matese orientale
Le grotte presenti nel settore orientale del Matese, secondo i dati attuali, sono 11.
Esse possono essere suddivise in tre gruppi morfologici essenziali: pozzi di assorbimento, risorgenze ed abissi.
Nel primo gruppo rientrano quelle cavità di assorbimento e/o le fessure allargate per corrosione e crolli, a prevalente sviluppo verticale e con profondità di qualche decina di metri al massimo (M3, Buco Napoli, Tronchetto, Pisolo, Inghiottitoio del Fosso, Campo carsico, Buco nell'acqua). Tali pozzi presentano un ingresso molto piccolo ed angusto e terminano con frane o strettoie impraticabili.
L'ubicazione, al fondo di una dolina, nell'alveo di un vallone o a mezza costa sul versante, è apparentemente casuale; in realtà essi si sviluppano esclusivamente lungo il tracciato della grotta Cul di Bove con la quale esiste sicuramente un collegamento non praticabile, al momento, dagli speleologi.

Nel secondo gruppo rientrano le risorgenze Ianara e Capo Quirino costituite da condotti carsici impostati su fratture a prevalente orientamento E-O. Esse si attivano solo in occasione di eventi particolarmente piovosi allorché fuoriescono improvvisamente portate d'acqua sifonanti dell'ordine di qualche centinaio di litri al secondo. Tali risorgenze sono ubicate all'interno di valloni e si sviluppano quasi interamente lungo di essi risalendoli. In particolare la risorgenza Ianara risale fino a congiungersi verosimilmente con il meandro Cul di Bove, la risorgenza Capo Quirino invece risale quasi a giorno fino alla base di un pozzo ostruito in alto da terra e radici.Nel terzo gruppo, infine, rientrano gli abissi Pozzo della Neve e Cul di Bove caratterizzati da uno sviluppo prevalentemente orizzontale nel primo tratto, con lunghe gallerie e meandri che arrivano fino a circa 250 metri di profondità, e decisamente verticali nel secondo tratto, con profondi pozzi in rapida successione fino a circa 1000 metri di profondità. L'abisso Pozzo della Neve risulta più complicato essendo costituito da un ramo principale orientato dapprima E-O e poi N-S, da alcune diramazioni attive lungo il meandro orientate anch'esse N-S, e da un ulteriore ramo (Addio all'Impero) parallelo al principale disposto ancora una volta secondo la direttrice E-O. L'abisso Cul di Bove, invece, si sviluppa pressoché interamente lungo lo stesso ramo orientato sempre lungo la direttrice generale E-O; esso inoltre presenta nel tratto iniziale un'interdigitazione costituita dalle condotte carsiche di drenaggio della conca endoreica denominata "Piscina Cul di Bove". E' interessante notare come il tratto orizzontale di Cul di Bove rappresenta l'ideale continuazione in sotterraneo della rete idrografica superficiale che scompare in corrispondenza della "Piscina" per poi ricomparire più a valle. 


Testi di: Italo Giulivo - Tratto da: Il Matese, edizione 1992 - Gruppo Speleologico del Matese