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Cercemaggiore
Cercemaggiore
09.03.2007 | Le Tradizioni
Le nozze a Cercemaggiore
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Secondo il folklore cercemaggiorese i preparativi al matrimonio tra due giovani avevano inizio già la settimana che precedeva la celebrazione delle nozze. Questi giorni erano dedicati alla stima del corredo nuziale della sposa che veniva trasferito alla casa dello sposo.
La tradizione vuole che la mattina della funzione un messo si recasse dalle rispettive famiglie degli sposi e qui, con una frase velata, consegnava i doni precedentemente affidatigli: cappelli e scarpe per la donna e camice e legacce per l'uomo.
Subito dopo parenti ed invitati affollavano le case degli sposi fino all'inizio della celebrazione segnalata dal suono della campana della chiesa.
La gente presente nell'abitazione dello sposo formava un corteo e si dirigeva verso la casa della sposa.
Qui, dopo i convenevoli, il padre della fanciulla la "consegnava" al futuro marito, ripetendo frasi di raccomandazione ed ammonimenti: Vulèteve bene, non facète fa a rise 'a gente (Vogliatevi bene, non fatevi deridere dalla gente).
A questo punto gli invitati si univano formando un solo ed unico corteo capeggiato dagli uomini, in coda ai quali vi era lo sposo affiancato da 2 giovani, seguito dalla sposa, anch'essa in mezzo a 2 ragazze.
Poi, a seconda del tipo di matrimonio (sfarzoso o comune), la composizione della coda del corteo differiva.
Nel primo caso vi erano subito coppie di remutate, donne maritate che indossavano gli abiti di gala portati il giorno delle loro nozze, nel secondo caso, la processione era chiusa dallo stuolo di tutte le altre donne.
Celebrato il rito, all'uscita dalla chiesa, gli invitati, che avevano preso parte al corteo, gettavano confetti e soldi sulla coppia.
Invece, amici e parenti che non vi avevano partecipato gettavano a piene mani sui novelli sposi, dalle finestre e dagli usci delle loro case, la rascia (il grano) ed offrivano vassoi pieni dello stesso cereale e, qualche volta, anche tazze di caffè o bicchierini di liquore.
L'usanza prevedeva, quindi, che i 2 coniugi facessero cadere sui vassoi vuoti delle manate di confetti.
Sull'uscio della nuova dimora coniugale li aspettava la madre dello sposo che baciando ed abbracciando la nuora, le ricopriva la testa con una candida tovaglia consegnandole la rocca avvolta dalla canapa.
Dopo aver fatto gli onori di casa con gli invitati, lo sposo accompagnato dagli amici più intimi o dai parenti più stretti si recava a casa della sposa, da lì conduceva i suoceri nella propria dimora, accompagnati dallo stuolo dei parenti che recavano il regalo di nozze.
Questo consisteva in un cesto di rascia sul quale venivano posti gli oggetti (di ornamento o di cibaria).
Le coppie che restavano in paese offrivano la cena e tenevano il festino.
Ma per poter dirsi conclusa questa usanza, bisognava aspettare il primo giorno festivo dopo la celebrazione del sacro rito, dove gli sposi si recavano a messa accompagnati da un ristretto corteo.
Così avevano termine gli otto iuorne d'a zita (gli otto giorni della ragazza). 

Beholder1972