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Hitting the Sun (foto di: Luca ROSSI)
Hitting the Sun (foto di: Luca ROSSI)
08.03.2007 | Lo Sport
Snowboard 4 fun
Gli ingredienti ci sono tutti: le nostre splendide montagne del Matese, la neve, davvero tantiissima anche se abbiamo dovuto penare un po' di attesa di troppo quest'anno, magari qualche giorno di tempo splendido...
Ordunque giunto è il momento di parlare di SNOWBOARD!
Cosa sia lo snowboard credo non sia ancora chiaro a tutti... Di solito appena si sente questa strana parola nella mente di molti viene il pensiero: snowboard sta a snowboarder come oggetto per rompersi e rompere le proprie ed altrui gambe sta a teppista, giovinastro, delinquente evaso da un carcere di massima sicurezza (esagerato!!!). Beh, sarei un bell'ipocrita e bugiardo se tentassi di dire che non è assolutamente vero e che gli snowboarders siano tutti tipi "Peace and Love"; purtroppo di persone diciamo così poco rispettose verso il prossimo ce ne sono anche se fortunatamente non moltissime... Ma questo vale anche per lo sci e per tutte le umane attività; né è vero, e su questo non temo smentite, che l'oggetto "snowboard" sia di per se pericoloso.
Ragionando così si potrebbe infatti pensare che anche un coltello da cucina lo sia, salvo poi usarlo semplicemente per tagliare il pane ovvero per altri scopi più cruenti... Insomma quel che voglio dire è che sulla neve è importantissimo non dimenticare di portare con se tanto buonsenso: scivolare sui candidi pendii è uno dei più bei divertimenti e, lasciatemelo dire, momento di incontro con se stessi e con la natura che si possano immaginare... L'importante è che non ci si dimentichi che la montagna è un ambiente particolare da non sottovalutare assolutamente: essa sa essere generosa ma anche inflessibile e spietata... Così com'è importante non dimenticare che le persone intorno a noi vanno rispettate.
Ciò significa anche saper rinunciare alla spacconata fatta in mezzo ad una pista affollata dato che perdere il controllo dell'attrezzo, sia esso sci, snowboard o quant'altro può risultare estremamente pericoloso per se stessi ma soprattutto per gli altri...
Si parte per un Backflip Stalefish (foto di: Laura "Undergirl" Napoletano)
Si parte per un Backflip Stalefish (foto di: Laura "Undergirl" Napoletano)
Prendo spunto da un triste episodio che è accaduto in una località delle Alpi, Cortina d'Ampezzo, durante le festività natalizie appena passate. A seguito di una collisione tra uno sciatore ed uno snowboarder il primo ha perduto la vita ed il secondo è rimasto gravemente ferito. Ebbene, nonostante il rapporto dei Carabinieri affermi chiaramente che lo snowboarder, fermo in mezzo alla pista, sia stato investito in pieno dallo sciatore che proveniva a velocità piuttosto sostenuta è stata montata una campagna per screditare, colpevolizzare ed arriverei a dire criminalizzare tutta la categoria degli appassionati della tavola sia dalla stampa televisiva sia da quella cartacea.
Sono stati trasmessi notiziari televisivi e versati fiumi di inchiostro spesso a sproposito e nella maggior parte dei casi da giornalisti del tutto impreparati ed ignoranti (mi viene in mente tale Emilio Fede che, finita la messa in onda del servizio sull'argomento ha affermato con aria da cane bastonato che tanto gli si addice nelle sue prestazioni da guitto teatrale che l'investitore aveva ai piedi uno snowboard; del resto anche in occasione del terremoto del 31 ottobre scorso in Molise non esitò a mettere San Giuliano in provincia di Avellino...) sia in materia di snowboard in particolare sia di montagna in generale.
Anzitutto rimanere fermi al centro della pista come era lo snowboarder - ma questo vale per chiunque e con qualunque attrezzo ai piedi - non è in linea di principio corretto dato che in quel momento si costituisce un ostacolo; meglio fermarsi se proprio si deve al bordo della pista.
... e lo si chiude! (foto di: Laura "Undergirl" Napoletano)
... e lo si chiude! (foto di: Laura "Undergirl" Napoletano)
Ben più grave e scorretto è però provenire ad alta velocità senza avere magari la competenza di controllare l'attrezzo - o gli attrezzi se si tratta di sci - non tenendo conto del fatto che chi ci precede può fermarsi all'improvviso per qualunque motivo: un malore, una caduta, la perdita o la rottura del materiale o semplicemente per stanchezza. Valgono sulle piste più o meno le stesse regole di precedenza che si devono rispettare sulle strade quando si guida per cui chi sta a valle ha diritto di scegliere la traiettoria che ritiene più opportuna ed ha comunque la precedenza (Raccomando a questo punto fortissimamente agli snowboarder di guardare sempre in direzione della punta della tavola ed aver presente sempre un quadro completo della situazione alle spalle dato che quando si vira o si curva in direzione "backside" ovvero di schiena verso monte la visuale è estremamente limitata e di scegliere di conseguenza le traiettorie meno "invasive": la maggior parte delle collisioni avvengono proprio in queste fasi).
Comunque rinnovo l'invito a tutti di usare la massima prudenza ed attenzione quando si solcano le splendide piste di Campitello o di qualunque altra località sciistica del pianeta... Beh, basta così, credo sia sufficiente come paternale; è tempo di tornare a parlare dello snowboard o, meglio, dello spirito che anima questo meraviglioso sport. Di solito la frase che sento più spesso è che imparare ad usare la tavola da neve, come i puristi della nostra bella lingua usano chiamarlo, è nell'ordine:
A) Difficile;
B) Pericoloso per le gambe in tutta la loro lunghezza e per le ginocchia in particolare;
C) Occorre essere bravi sciatori.
Un Ju Cavallu "old fashion" propone un Backside Rodeo 540 (foto di: Laura "Undergirl" Napoletano)
Un Ju Cavallu "old fashion" propone un Backside Rodeo 540 (foto di: Laura "Undergirl" Napoletano)
Niente di tutto questo, cari i miei ragazzotti ma soprattutto care le mie ragazzotte. Non è affatto difficile, anzi l'apprendimento, una volta imparato i rudimenti, è a dir poco esponenziale; non è pericoloso per le gambe e comunque molto di meno dello sci (sono gli arti superiori, braccia, polsi, dita, spalle e gomiti ad essere più esposti a traumi, sicuramente più dello sci) e non solo non è necessario saper sciare ma in linea generale è quasi meglio non saper sciare affatto dato che la biomeccanica dei movimenti, la didattica ed oserei dire la filosofia di vita e dei due sport è totalmente differente.
Attenzione, dico differente, non migliore: sono due mondi diversi che, credetemi, vale la pena conoscere entrambi. Abbasso quindi quelli che passando dallo sci allo snowboard rinnegano ed in molti casi quasi si vergognano del loro passato! Comunque negli ultimi tre-quattro anni anche dalle nostre parti si comincia a vedere un numero sempre crescente di "snowb-riders" e moltissimi di loro sono ragazzi e ragazze molto giovani, di età compresa tra i sei ed i diciotto anni.
L'immagine di sport "strano" ed alternativo è probabilmente il motivo principale che spinge gli adolescenti a saltar su di una tavola piuttosto che su due e, viceversa, è probabilmente proprio per questo che lo snowboard viene ancora visto come "strano" e negativamente alternativo..
I giovani, in special modo i teen-agers sono intemperanti e ribelli di professione, è parte della loro natura; del resto sarebbe triste il contrario.
"Ju Cavallu" Giovanni Marino in fase di decollo per un Fronside Stiffy Mute (foto di: Laura "Undergirl" Napoletano)
"Ju Cavallu" Giovanni Marino in fase di decollo per un Fronside Stiffy Mute (foto di: Laura "Undergirl" Napoletano)
Ecco dunque il desiderio dello snowboarder di percorrere rotte diverse, cercare il fuori pista oppure il monticello di neve da modellare a salto, la pista non battuta, piena di gobbe su cui divertirsi ad improvvisare i "tricks" più fantasiosi e difficili.
Ma perchè tutto ciò? Intendo dire: è solo per puro spirito di contraddizione, di dispetto nei confronti dei più tendenzialmente tradizionalisti sciatori che i "tavolari" si comportano così? Non credo sia il caso di liquidare la cosa semplicisticamente etichettandoli come "gente senza arte né parte che pensano solo a dar fastidio al prossimo con quei cosi curiosi sotto ai piedi". Bisogna infatti sottolineare il fatto che negli ultimissimi anni si sta verificando anche negli sciatori questa sorta di "trasformazione": con l'avvento degli sci "new school", categoria a cui appartengono gli sci con doppia punta, i "Big Foot" e gli "Snow Blades" infatti moltissimi di loro, anche giovanissimi si trovano ad utilizzare le stesse strutture (snow parks, half pipes, slides e coì via) ed effettuare le stesse spettacolari manovre degli snowboarder.
Se si pensa poi ai cosiddetti sci "freeride" che consentono con relativa facilità scendere in neve fresca le somiglianze di "spirito" tra le due categorie si accentuano e cadono molte delle vecchie dicotomie... Già, neve fresca, parola magica: è una situazione in cui auguro a tutti di provare a vivere un giorno. E' in questo meraviglioso ambiente che nascono sensazioni a dir poco incredibili: basta una discesa in mezzo a pendii immacolati circondati dal silenzio e dalla magia della natura che qualcosa dentro di noi subisce un mutamento...
Si può quasi materialmente "toccare" un senso di libertà pressoché assoluto ed infinito, curva dopo curva, sollevando un'onda di polvere bianca (di neve VERA, che nessuno fraintenda!) che scompone la luce dei raggi solari in una stupefacente fantasmagoria di arcobaleni. Finta la discesa si rimane con un senso di felicità talmente travolgente da dimenticare completamente ogni fatica patita per arrivare nei posti più incantevoli da cui partire per immergersi nel candore immacolato e si desidera ardentemente risalire per iniziare un'altra indimenticabile discesa. Un piccolo scorcio di Paradiso su questa Terra, insomma!
Tutto questo personalmente mi è accaduto diverse volte ma credo che il 31 gennaio 2003 rimarrà una data scolpita a lungo nella mia memoria. Riporto testualmente quello che di getto ho scritto appena tolta la tavola dai piedi dopo diverse indimenticabili dicese: "Ore 9:50 del 31 gennaio 2003, Campitello Matese. Sto salendo in seggiovia, la "Colle del Caprio", quella nuova, quella veloce. Sono il primo in assoluto. Per tutta la giornata di ieri e per tutta la nottata trascorsa è nevicato e adesso lo spettacolo è mozzafiato: distese immense ed intatte di neve fresca.
Arrivo in cima, mi avvio verso il Monte Miletto, c'è un canalone che promette benissimo. Non avverto la fatica, non sento il vento gelido che mi taglia la faccia... Devo arrivare su in cima, immagino a cosa sto andando incontro.
Arrivo a circa duecento metri dalla vetta, sto camminando sul crinale spazzato dal vento, i miei piedi poggiano su cinque centimetri di fresca. Improvvisamente sotto questo piccolo strato la neve caduta nei giorni scorsi si rivela dura, quasi ghiacciata. Scivolo, mi reggo in piedi per miracolo. Non ho né ramponi né le racchette da neve ramponate, accidenti a me, per la fretta di salire ho dimenticato di prenderle... Decido di fermarmi. Sarebbe oltremodo pericoloso e stupido continuare senza attrezzatura: da qui in poi di sicuro il vento ha reso la neve sempre più dura e se scivolo rischio di non fermarmi più. Mi guardo intorno, siamo solo io, la mia fida tavola ben sciolinata, il silenzio interrotto di tanto in tanto dal vento. Aggancio gli attacchi, parto.
Entro in un sogno. Immaginavo a cosa stessi andando incontro ma la realtà supera di gran lunga la fantasia... Dietro di me enormi spruzzi di neve si alzano quando curvo. Un grido di gioia prorompe spontaneo dal mio petto. Tempo dopo (non saprei quantificarlo, mi sono sembrati secoli) mi ritrovo alla base degli impianti. Mi stacco lo snowboard dai piedi, mentre lo pulisco dalla neve mi volto a guardare la montagna e le tracce che ho lasciato, un segno di amore verso la Montagna... Sono fuori di me, sorrido. Sono stato in Paradiso..."
Non per tutti gli snowboarder però la vera essenza di questo sport è il cosiddetto "freeriding", parola che traducendo liberamente suona come "libertà di andare" (il verbo "to ride" in inglese si presta a parecchie interpretazioni, in generale si usa quando si deve esprimere movimento con qualche mezzo) che comprende anche l'andare in neve fresca.
Molti, soprattutto i giovani ed i giovanissimi vengono attirati dall'aspetto più acrobatico, lo "stile libero" (ingl. "freestyle") che consiste in salti, manovre, evoluzioni effettuate in strutture adeguate, gli "snowparks" oppure su semplici mucchi di neve lavorati con pale e badili a mo' di trampolini di cui ne esistono diverse tipologie: i "kicker", le "spine", i "quarter", i "funbox" e via dicendo.
Questo modo di interpretare la neve è in strettissimo collegamento con la "cultura urbana" che nasce dagli appassionati di altri sport come lo skateboarding ed il pattinaggio in linea (i famosi anche se impropriamente conosciuti come "rollerblade") affini allo snowboard come spirito, modo di vestire e gusti musicali. Anche sulla neve infatti questi ragazzi vestono in maniera piuttosto "comoda" con abbigliamento ampio ed abbondante, sicuramente molto diverso ed alternativo alle classiche giacche e tute da sci. La cosa sorprendente è la facilità con cui i "freestylers" si riescano a ritrovare anche se provenienti da posti lontanissimi e, tra un salto ed un altro instaurino rapidamente rapporti di amicizia che spesso dura anche lontano dalle piste.
Si intendono e si capiscono bene, usando un linguaggio molto articolato e complesso; passano molto tempo a discutere sulle manovre da effettuare...
Una volta sulla neve trascorrono intere giornate a provarne di nuove ovvero rendere più "stilose" quelle conosciute: un semplice "mute grab" da eseguire stendendo il braccio non in presa e magari "shiftando" lo snowboard; i più intraprendenti potranno tentare di "bonare" il "nose" in uscita da un "quarter" oppure di chiudere un "Mc Twist". C'è poi chi ha magari iniziato da poco e andrebbe in brodo di giuggiole se riuscisse a sopravvivere ad un salto dritto semplice; se poi gli capitasse di chiudere decentemente un "180°" passerebbe il resto della giornata con un sorriso a quarantasei denti stampato sul volto, anzi ne avrebbe sacrificato volentieri qualcuno per chiudere un "360°" (beh, sto un po' esagerando, non vale mai la pena di rimetterci le ossa per una manovra!).
Spiego subito il significato di qualche parola che ai non iniziati sembrerà senz'altro oscura: "grabbare mute" vuol dire afferrare (to grab, in inglese), una volta in volo, la lamina anteriore dello snowboard con la mano anteriore; "bonare" (in inglese bone significa osso...) significa stendere la gamba (di solito anteriore) in maniera tale che in volo la punta si abbassi verso il basso. Il "tailgrab" consiste nell'afferrare (grab) in volo la coda (tail) dello snowboard. Alle volte le manovre cambiano nome semplicemente per la differente presa sulle lamine oppure per piccole variazioni di esecuzione e possono avere nomi particolarmente bizzarri e fantasiosi.
Si sentirà così parlare di "Roastbeef" (l'arrosto!), "Sad" (triste), "Japan" (non serve traduzione, credo...), "Stalefish" (pesce marcio!!!), "Chicken Salad Air" (insalata di pollo; il termine "air" sta genericamente per una manovra eseguita appunto in aria). Le nostre montagne del Massiccio del Matese si prestano abbastanza bene alle bisogna dei freestylers con moltissimi punti in cui si formano naturalmente strutture tali da consentire salti e manovre: un po' di fantasia e di buona volontà - caratteristiche che non mancano di certo agli snowboarders - qualche colpo di pala ed il salto è servito!
Bene, è giunta l'ora del commiato dopo questa spero piacevole chiacchierata sul mondo dello snowboard e dintorni, invito tutti, piccoli grandi belli e brutti (rima studiatissima piuttosto e anzichennò!) a provare almeno per una volta ad infilare un paio di scarponcini e saltare sopra una tavola: chissà, potrebbe essere l'inizio di un grande amore. O, forse, la scoperta di un nuovo, diverso e perchè no affascinante modo di vivere la montagna!