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Nicola Franco
Nicola Franco
08.03.2007 | Comunità Matesine
Sei integrato... e soffri!
L'integrazione degli emigrati nei paesi d'adozione non é cosa facile.
Alcuni riescono ad integrarsi nei nuovi paesi, pochi anni dopo l'arrivo. Altri vi riescono, ma solo dopo tantissime difficoltà.
Vi son coloro che non riescono ad adattarsi ai sistemi sociali o politici dei paesi adottivi.
Vi son coloro che non accettano la nuova realtà, cioé quella di sottomettersi a lavori in settori che non corrispondono alle loro aspirazioni, oppure alla loro formazione .
Vi son pure coloro che s'annoiano della madre patria e la rimpiangono tutta la vita, apprezzando poco ciò che il nuovo paese offre per il loro avvenire.
Alcuni riusciranno ad integrarsi a metà. Altri - la minoranza - non vi riusciranno mai e saranno soltanto i discendenti che s'integreranno pienamente nei nuovi paesi.

Le ragioni che sottostanno all'integrazione o alla non-integrazione, sono diverse per ogni emigrato.

Mi permetto di raccontarvi ciò che ha facilitato la mia integrazione nel Québec.Nel mio caso, la preparazione culturale anteriore é stato l'elemento principale che mi ha facilitato l'aspro cammino dell' integrazione.
Molti anni prima dell'arrivo nel Québec ebbi l'opportunità d'alimentarmi alla storia, alle arti, alle tradizioni ed al patriottismo del nostro paese.É in Italia, dove ho fatto i primi tredici anni di studi, che potetti conoscere e ammirare gli antichi popoli della nostra penisola, Etruschi, Sanniti, Greci e Romani. É lì che mi é stata insegnata la storia degl'ultimi tre secoli. E l'esempio delle lotte dei popoli italiani per liberarsi dal giogo degli Spagnoli, dei Francesi o degli Austriaci, a cui parteciparono filosofi, scrittori e uomini politici, hanno contribuito a modellare i miei sentimenti patriottici. É in Italia che ho sviluppato il culto per le arti e le lettere, e potetti apprezzare l'influenza della nostra cultura in europa e nel mondo.
Il giorno in cui mi accostai alle rive del San Lorenzo, la innata curiosità intellettuale mi spinse, spontaneamente, verso la cultura di questo nuovo paese.Sentii allora nascere in me quasi lo stesso ardore per la conoscenza e la scoperta che mi guidò per anni verso la scoperta del paese natio.
M'interessai subito alla storia, alla letteratura, alle arti del Québéc e ciò m'aprì le porte della nuova cultura.
Per mantenere un sano equilibrio psicologico, cercai di mantenere tutti i legami col passato, i legami culturali, e specialmente i legami sentimentali con la famiglia, la patria e il Molise.
Questo paese d'adozione, il Québéc, é diventato per me una seconda patria. Se da un lato ho contribuito, modestemente, al suo sviluppo, riconosco pure, d'essere stato favorito dai fattori economici e culturali di questo nuovo paese.

Con fierezza oggi posso affermare che porto due paesi nel cuore : il primo perché mi ha preparato alla vita; il secondo, perché mi ha aperto le porte del progresso : economico e culturale.

Il mio caso é simile, su molti punti, a quello di moltissimi molisani, che come me si sono integrati nelle nuove società. E come me, molti dei nostri regionali debbono condividere il loro cuore, metà per il luogo natio e metà per il nuovo paese.

Tratto dalla "comunicazione ai molisani" del 16.06.2001 di Nicola Franco.

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