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08.03.2007 | Comunità Matesine
Il business degli italiani all'estero
Uscite
Secondo i dati diramati dal Ministero Affari Esteri nel contesto del libro bianco "Il Ministero degli Affari Esteri al Servizio dell'Italia nel Mondo" pubblicato nel 1998, lo stesso Ministero sul bilancio 1997 per la voce "Servizi Emigrazione" ha riservato 146,675 miliardi di lire, pari al 5,77% del bilancio globale del Ministero.
Nella Finanziaria del 1998 sono stati stanziati 213.576.000.000 a favore delle collettività italiane all'estero.

Entrate 
Le comunità italiane all'estero costituiscono una risorsa economica per l'Italia.

Il principio oramai è unanimemente riconosciuto e addirittura è entrato nella normativa nazionale (all'art. 2 legge 540 del 29.12.87 "Indizione della seconda Conferenza nazionale dell'emigrazione"), là dove si fissano gli scopi della Conferenza, si evidenzia la necessità di valorizzare il ruolo e l'influenza "economico-culturale che le comunità italiane all'estero hanno nella società di accoglimento" esaminando l'apporto "che può venire alla comunità nazionale, anche nei riflessi di carattere economico e sociale, con particolare riferimento alle rimesse";
....le "rimesse" sono state l'elemento di fondo della ricostruzione italiana e del miracolo economico del Paese.....
all'art. 1 del Disegno di legge Disegno di legge n. 3848, "Disposizioni per l'organizzazione ed il finanziamentodella prima Conferenza degli italiani nel mondo", approvato dal Senato della Repubblica il 24 marzo 1999, si afferma che la Conferenza ha lo scopo di delineare una politica volta "alla piena valorizzazione del patrimonio storico, economico e culturale rappresentato dagli italiani nel mondo").
I contributi degli italiani all'estero alla bilancia commerciale e dei pagamenti italiana consistono in: rimesse e investimenti; mercato diretto e indiretto di beni e servizi italiani all'estero; turismo di ritorno; emigrazione tecnologica.

Entrate - Rimesse
Fra il 1901 e il 1910 le rimesse costituivano il 25% della bilancia dei pagamenti.
Ma le rimesse sono state strategiche per l'Italia soprattutto nel secondo dopoguerra.
Le rimesse, infatti, sono state l'elemento di fondo della ricostruzione italiana e del miracolo economico del Paese.
Secondo i dati dell'Ufficio Italiano Cambi, le rimesse si aggiravano intorno ai 32 milioni di dollari nel 1947.
Con l'incremento dell'emigrazione nel '49 passarono a 90 milioni di dollari, a 102 milioni di dollari nel 1952, per registrare, negli anni successivi un aumento costante.
Nel 1958, a 246 milioni di dollari nel 1959 e a 288 milioni di dollari nel 1960.
In totale, le rimesse effettuate mediante canali ufficiali dal 1945 al 1960, sono state pari a 2 miliardi e 40 milioni di dollari.
Dopo una fase di progressivo calo fino al 1994, nell'ultimo triennio la tendenza è nuovamente in aumento.
Nel 1997 gli italiani residenti all'estero hanno inviato in Italia sotto forma di rimesse in valuta pregiata 3.933 miliardi di lire, con un incremento dello 0,97% rispetto all'anno precedente (secondo i dati diramati dal Consiglio Generale degli Italiani all'Estero e attinti da Banca d'Italia).
Queste cifre, fa notare il Consiglio sono approssimate per difetto, perché incontrollabili, infatti quantità di valuta pregiata entrano in Italia senza essere registrate ufficialmente.
Inoltre, dal 1981 al lavoratore italiano all'estero viene riconosciuto lo status di non residente, per tanto può trasferire risparmi in Italia sotto forma di accredito in conti esteri esenti da ritenute sugli interessi o come donazioni ai familiari.
Ai sensi della rilevazione statistica questi movimenti in valuta rientrano in altri voci specifiche: investimenti esteri in Italia, conti esteri in Italia, donazioni a residenti, all'interno delle quali è difficile circoscrivere l'apporto dei connazionali non residenti.
Inoltre sfuggono alle rilevazioni dell'Ufficio, in particolare nel periodo del secondo dopoguerra, gli invii di danaro in Italia effettuati mediante canali non ufficiali, "ossia le rimesse inviate alle famiglie con i mezzi più disparati e, in particolare, i risparmi recati in patria dagli emigrati che rimpatriavano".
Il Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (CGIE) ha rimarcato che la scarsità dei depositi di risparmi degli italiani all'estero in Italia è dovuta all'assenza di una politica valutaria diretta ad incentivare i loro investimenti, che sono stati al contrario penalizzati per anni da mancanza di agevolazioni, da ritenute sugli interessi, da rischi di cambio, da fiscalizzazione all fonte e da scarsa remunerazione rispetto ai tassi d'inflazione.

Entrate - Mercato diretto e indiretto di beni e servizi italiani all'estero
Si tratta di quello che in gergo viene definito "indotto degli italiani all'estero".
L'esame è del CGIE. Già nel 1955, ne "Lo sviluppo economico e bilancia dei pagamenti in Italia fra il 1950 e il 1954" edito dalla BNL, Francesco Masera ricordava gli stimoli delle comunità italiane all'estero all'esportazione "in quanto gli emigrati italiani conservano e diffondono abitudini di consumo che accrescono la domanda di beni provenienti dalla madre patria".
Se si analizzano i dati forniti dall'ICE per aree geografiche, si vede che nei Paesi nei quali più consistente è la presenza dei nostri emigrati il saldo fra importazioni ed esportazioni è attivo a favore dell'Italia.
I rari casi in cui ciò non succede sono giustificati da situazioni particolari della locale economia o dal peso delle importazioni di materie prime delle quali l'Italia è priva.
"Oggi gli emigranti costituiscono all'estero il primo e principale veicolo del "made in Italy", cosicchè risulta meglio comprensibile perchè dal Veneto parta quasi il 10% delle esportazioni nazionali.
Agli ex emigrati, il Veneto e la Marca sono debitori di un patrimonio troppo spesso sottovalutato e miscunosciuto.
La straordinaria crescita economica e sociale di questi anni non è un miracolo.
Nella capacità innovativa, di trasformazione e di sviluppo imprenditoriale c'è la linfa di generazioni di emigranti, che hanno saputo trasferire in patria nuove potenzialità: lingua, tecnologie, mestieri, intraprendenza, coraggio e lungimiranza.
Tutti valori che fanno parte integrante del sub-strato culturale.
La vocazione al lavoro ed al risparmio, specie negli anni duri, spiega la forza del Veneto oggi; il modello veneto è anzitutto un modello culturale" ha scritto il sociologo Ulderico Bernardi.
Se esistessero dati precisi a partire da fine dell'Ottocento, si potrebbe fare un'analisi comparata in percentuale fra la consistenza delle nostre comunità e le tendenze delle esportazioni italiane verso i rispettivi Paesi di accoglimento.
Si scoprirebbe che l'incremento delle esportazioni hanno corrisposto all'aumento dell'emigrazione ed alla crescente integrazione delle comunità nel tessuto sociale locale.Il mercato diretto e indiretto dei beni e dei servizi italiani all'estero è in larga parte alimentato da collettività che ancora vivono e consumano all'italiana, creano ditte d'importazione di prodotti italiani, attrezzano le proprie fabbriche con macchinari italiani, ma, soprattutto, italianizzano lo stile di vita delle comunità locali influenzando inconsapevolmente, capillarmente e perciò definitivamente i gusti delle società di insediamento.
Secondo il CGIE si può ragionevolmente affermare che un terzo dei volumi delle esportazioni italiane è da attribuirsi alla presenza della rete delle comunità italiane all'estero.

Entrate - Turismo di ritorno
E' il flusso turistico che dall'estero si dirige verso l'Italia determinato degli italiani all'estero che ambiscono a tornare in vacanza in Italia.
Una potenziale grande risorsa ancora non valorizzata.

Entrate - Emigrazione tecnologica
Analizzando le entrate valutarie attribuibili ai "Grandi Lavori" fornite dall'Ufficio Italiano Cambi relative al triennio 95-96-97 si consta che si passa da 7.415 Mld del 1995, a 8.668 Mld nel '96, a 9.196 Mld nel '97.

Entrate - Business communities italiane all'estero
Alla rete delle Camere di Commercio Italiane all'Estero sono associate complessivamente oltre 30.000.000 aziende e operatori che in giro per il mondo, afferma l'Associazione delle Camere Italiane, sono interessate a fare affari con il mondo italiano.
Molte di più sono le aziende che la rete camerale italiana all'estero non conosce e dunque non riesce a censire in quanto non sono associate a nessuna Camera. All'appello mancherebbero 6 imprese su 7.
In termini di fatturato: fatto 100 il livello percentuale dell'interscambio con l'Italia delle imprese associate al sistema camerale, il livello di interscambio della Italian business community non censita dalle Camere oscilla, secondo le aree geografiche, tra 851 e 1.430.Una forza economica, afferma l'Associazione delle Camere di Commercio, che "nasconde nelle sue maglie la diaspora italiana nel mondo, intesa come fattore sociale ed economico transnazionale, globalizzante, indifferente alle forme tradizioni dello Stato-nazione inventore non riconosciuto di forme nuove di comunicazione e di socialità, protagonista potenziale della forma post-moderna della identità di un popolo".
Il numero delle imprese esportatrici italiane, secondo le valutazioni dell'ICE relative al 1997, supera le 171.000 unità.
Di queste, oltre 165.000 possono essere considerate di piccole e medie dimensioni, perché realizzano un fatturato all'esportazione non superiore a 15 miliardi.
Il loro contributo al valore delle esportazioni nazionali sfiora il 38%.
L'Italia è il 6° esportatore su base mondiale e il 10° per investimenti diretti all'estero.

Entrate - Totale
Secondo il CGIE, addizionando le cifre delle rimesse, delle esportazioni, del turismo di ritorno e della cantieristica e tenendo in considerazione le fluttuazioni dei quattro settori, superiamo abbondantemente la media di 62.000 miliardi per il triennio 1986-88.
Negli anni 1989-93, la somma delle entrate sarebbe la seguente secondo le stime del Consiglio:
1999: 64.166,066 miliardi (manca la voce Grandi Lavori);
1990: 67.261,377 miliardi;
1991: 68.172,713 miliardi;
1992: 73.144.475 miliardi;
1993: 88.505,422 miliardi.
L'aumento totale delle entrate ad opera degli italiani all'estero, in un periodo di cinque anni caratterizzato da recessione economica mondiale sarebbe in questo caso nell'ordine del 30%.

Rapporto Uscite/Entrate
Ipotizzando il mantenimento dello stesso tasso di crescita, il contributo degli italiani all'estero per il 1998, sempre secondo il Consiglio, dovrebbe collocarsi su valori superiori ai 115.000 miliardi di lire.
A fronte di questo apporto alla bilancia dei pagamenti italiana, nel bilancio del Ministero degli Affari Esteri, previsto dalla Finanziaria del 1998, stanno 213.576.000.000 stanziati a favore delle collettività italiane all'estero, pari allo 0,2% del contributo diretto delle comunità residenti fuori d'Italia.

Tratto da "Italy news press

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