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Fig. 1 - Inquadramento geografico del Matese
Fig. 1 - Inquadramento geografico del Matese
09.03.2007 | Il Matese
Matese: Geografia e Geomorfologia

Ubicazione: 
Il massiccio dei Monti del Matese è uno dei più importanti gruppi montuosi dell'Appennino meridionale situato a cavallo tra il Molise e la Campania. 


Confini:
 
L'unità montuosa risulta fisiograficamente ben definita: i confini geomorfologici sono rappresentati dalle vallate del Volturno a W e SW, del Calore Irpino a SE, del Tammaro ad E e della valle del Biferno a NE. 
L'intero massiccio ha fianchi molto ripidi, modellati su versanti di faglia, sui lati settentrionali, occidentali e meridionali, mentre a oriente degrada abbastanza dolcemente sui rilievi dell'unità del M. Moschiaturo, geologicamente dissimile, ma spesso geograficamente incluso nei Monti del Matese. 


Fig. 2 - Torrente Quirino (foto di: Emma PETRELLA)
Fig. 2 - Torrente Quirino (foto di: Emma PETRELLA)
Sviluppo: 
Il Matese si sviluppa da NNW verso SSE con una forma ad ellisse avente l'asse maggiore di circa 35 Km orientato WNW-ESE e passante per Letino, Lago Matese e M. Mutria, e con l'asse minore, lungo circa 15 Km, che congiunge alcune delle principali emergenze del massiccio (Sorgenti del Biferno e Sorgente del Torano) [Figura 1]. 


Estensione areale:
 
Il massiccio montuoso copre una superficie molto estesa pari a circa 1000 Km2. 


Corsi d'acqua:

Tra i corsi d'acqua che incidono i calcari del massiccio, sono da ricordare il F. Lete e il T. Sava; si tratta di corsi d'acqua di tipo carsico, che compiono percorsi solo in parte epigei, perdendosi poi in inghiottitoi direttamente collegati con le risorgenze alcune centinaia di metri più in basso nel fianco montano. 
Fig. 3 - Forra del Torano (foto di: Emma PETRELLA)
Fig. 3 - Forra del Torano (foto di: Emma PETRELLA)
In particolare il Lete, che ha origine nel vasto Campo delle Secine, scende verso la piana di Letino e qui si perde in un condotto carsico lungo circa 1500 m in linea d'aria, per ricomparire, dopo aver percorso 700 m di dislivello, nei pressi dell'abitato di Prata Sannita. 
Il torrente Sava si inabissa in un inghiottitoio nella piana di Gallo e riappare a circa 2 Km di distanza nella valle di S. Bartolomeo. Altrettanto importanti sono il Torrente Quirino [Figura 2] e il Torrente Torano; entrambi hanno la caratteristica di aver scavato profonde forre.
Il primo di tali corsi d'acqua si sviluppa lungo un percorso di 5 Km nella parte orientale del Matese, mentre l'altro [Figura 3] separa la piana di Castello d'Alife dall'alto piano di Serra Campo di Fave nella parte meridionale del Matese. 
L'origine di entrambe le forre è essenzialmente legata alle particolari strutture tettoniche, sulle quali si sono impostati i reticoli fluviali, e alla concomitanza di processi carsici e di erosione meccanica dei due fiumi . È quindi da sottolineare il carattere spiccatamente carsico del reticolo idrografico del Matese. 


Fig. 4 - La piana di Campo Braca (foto di: Emma PETRELLA)
Fig. 4 - La piana di Campo Braca (foto di: Emma PETRELLA)
Principali rilievi montuosi: 
Dal punto di vista morfologico, il massiccio assume la classica forma di un vasto altopiano carsico suddiviso longitudinalmente in due dorsali da una vasta depressione centrale, di origine tettono-carsica, che parte da Pietraroja e, attraverso il lago del Matese, Letino e Gallo, giunge fino a Monteroduni. 
La dorsale nord-orientale ospita le massime elevazioni del massiccio che in successione da W verso E sono: M. Miletto (2050 m), La Gallinola (1923 m), M.Mutria (1823 m). 
Nella dorsale nord-occidentale, invece, i rilievi non superano mai i 1600 m di quota (M. Falasco, M. Acerone), mentre l'altitudine media rimane generalmente intorno agli 800 m sul livello del mare. 



Fig. 5 - La piana di Campitello (foto di: Emma PETRELLA)
Fig. 5 - La piana di Campitello (foto di: Emma PETRELLA)
Morfologia: 
Il motivo morfologico dominante nei Monti del Matese è indubbiamente il carsismo. Infatti numerosi sono i CAMPI DI DOLINE a quota elevata a volte anche di notevoli dimensione (Campo Braca [Figura 4], Campo Figliolo, Campo Rotondo, Campo delle Secine, Campitello [Figura 5], ecc.), fino ad arrivare alla massima espressione nella piana del Lago del Matese (in parte occupato dal lago), che rappresenta un POLJE di 9 Km di lunghezza e 1,5 Km di larghezza.
Analizzando la distribuzione delle depressioni maggiori (Lago Matese, Letino e Gallo) si nota come queste siano allineate lungo la discontinuità principale a quote decrescenti da SE verso NW, segno di un indiscutibile controllo tettonico. Sono inoltre da annoverare la presenza di numerose e importanti CAVITÀ SOTTERRANEE che, a seconda della morfologia, vengono suddivise in risorgenze e abissi. 
Nel primo gruppo è possibile annoverare le cavità di Capo Quirino (+100 m), Ianara (+64 m), Concone delle Rose (+76), mentre tra gli abissi Pozzo della Neve (-1045 m), quinta verticale più profonda in Italia, Cul di Bove (-906 m), CampoBraca (-130 m) e così via. 
Fig. 6 - Circo glaciale di Monte Miletto (foto di: Emma PETRELLA)
Fig. 6 - Circo glaciale di Monte Miletto (foto di: Emma PETRELLA)
Importante dal punto di vista morfologico, è anche la forma relitta di un CIRCO GLACIALE su M.Miletto, attribuibile all'ultima massima espansione glaciale individuata per l'Appennino da vari Autori in un periodo compreso tra i 30.000 e i 15.000 anni BP .
Cartografia di riferimento: L'intera zona è compresa in quattro fogli dell'I.G.M. a scala 1:100.000; principalmente nei fogli "Isernia" (F. 161) e "Campobasso" (F. 162) e in misura minore nei fogli "Caserta" (F. 172) e "Benevento" (F. 173). 


Dott.ssa Emma Petrella