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Fig. 1 - Carta geologica del Matese (Foglio 161 - Isernia e Foglio 162 - Campobasso)
Fig. 1 - Carta geologica del Matese (Foglio 161 - Isernia e Foglio 162 - Campobasso)
09.03.2007 | Il Matese
Leggere la "storia geologica" del Matese attraverso la stratigrafia

Le montagne non sono statiche e non sono lì da sempre: hanno anche loro un'anima e una storia da raccontare. Ovviamente non si tratta delle solite storie che siamo abituati ad ascoltare, come quelle di famiglia o di lavoro o di viaggi o di imprese più o meno ardue, ma sono comunque altrettanto interessanti e affascinanti.
Si tratta della storia della Terra di cui siamo e rimaniamo sempre ospiti, una storia che non ha qualche anno o qualche secolo, ma risale a centinaia di milioni di anni fa.
È una storia fatta di scontri tra grandi e piccoli blocchi di terra, di eruzioni vulcaniche, di comparse e di estinzione di specie o di gruppi di organismi, di avanzata e/o ritirata del mare dalla terraferma, di episodi di corrugamento e di erosione sotto l'atmosfera... 

Questa storia può essere facilmente letta facendo una camminata in montagna, osservando le pareti prive o con poca vegetazione, che lasciano scoperti gli strati ossia corpi rocciosi omogenei dal punto di vista, ad esempio, della litologia, del contenuto in fossili, della polarità magnetica della roccia, ecc., impilati l'uno sull'altro.
La disciplina delle Scienze della Terra che prende in esame la successione cronologica delle varie masse litoidi e dei loto rapporti geometrici, sia verticali che laterali è la STRATIGRAFIA.
Uno dei fini di tale scienza è quello di ricomporre la successione litologica dell'area, ossia l'insieme di formazioni rocciose che si succedono dalla più antica alla più recente in un determinato settore geografico; ciò è realizzabile attraverso l'analisi sistematica delle rocce affioranti in una data area e la loro precisa collocazione temporale. Le varie successioni litologiche appartenenti ad un'area limitata, vengono infine rappresentate attraverso la colonna stratigrafica che rappresenta la ricostruzione schematica della successione in senso verticale e i rapporti esistenti tra le varie formazioni.
Informazioni sull'esatto punto di affioramento delle formazioni viene inoltre fornito dalla carta geologica della zona [Fig. 1 e Fig 2].

Fig. 2- Colonne stratigrafiche schematiche del Matese occidentale e del Matese orientale (ridisegnato e modificato da: Carta Geologica d'Italia 1:100.000, Fogli 161 e 162)
Fig. 2- Colonne stratigrafiche schematiche del Matese occidentale e del Matese orientale (ridisegnato e modificato da: Carta Geologica d'Italia 1:100.000, Fogli 161 e 162)
Nello specifico dei Monti del Matese è possibile osservare due differenti successioni litologiche a testimonianza di due differenti storie geologiche a cui il massiccio è andato incontro.
Analizzando sommariamente l'informazione contenuta nelle due colonne stratigrafiche è possibile affermare che l'area dei Monti del Matese è costituita da una potente successione meso-cenozoica in facies di piattaforma carbonatica, nel Matese orientale e in facies di margine, nel Matese orientale. In misura abbastanza ridotta sono invece presenti coperture mioceniche formate da calcari organogeno-detritici in facies circalittorale, da calcari marnosi in facies di piattaforma e scarpata e da depositi terrigeni di avanfossa. Il massiccio, così strutturato, è infine ricoperto da una sottile copertura di depositi continentali quaternari.
In dettaglio poi, la successione di piattaforma carbonatica è così schematizzabile (CATENACCI et alii, 1963; IETTO, 1971; COCCO, 1971; FERRANTI, 1995):

  • Trias Superiore - Lias (T5): Costituisce stratigraficamente la base di tutte le successioni mesozoiche dell'Appennino meridionale ed è rappresentata da dolomie saccaroidi bianche in banchi o a stratificazione indistinta o dolomie subsaccaroidi grigie e calcari dolomitici spesso stromatolitici. La formazione prende il nome di "FORMAZIONE DI MONTE ACUTO" (IETTO, 1971) o "FORMAZIONE DI FONTEGRECA" (PESCATORE, 1965). I fossili presenti nella formazione sono riconducibili a Wortenia sp. e Megalodon sp. La formazione ha uno spessore reale di 700-800 m ed è in affioramento nella parte meridionale del massiccio tra Capriati al Volturno e Piedimonte Matese;
  • Lias Inferiore - Trias Superiore (G2-T5): Dolomie e calcari dolomitici grigi in strati e banchi, calcari spesso interclastici e/o oolitici, grigi e rosati, ricchi di gasteropodi e resti spatizzati di bivalvi, che costituiscono veri e propri biolititi. Lo spessore arriva fino a 350-400 m ed è presente nella zona a nord di Prata Sannita;
  • Dogger e Malm (G11-2): Calcari pseudoolitici grigi, calcilutiti, calcareniti e calciruditi grigie e avana, calcari marnosi con Cladocoropsis mirabilis (FELIX), Pfenderina salernitana (SARTONI & CRESCENTI). Lo spessore raggiunge i 1200 m nella zona di Monte Cappello, a nord di valle Agricola. La parte basale di questa successione presenta calcari per lo più detritici con la presenza di livelli conglomeratici, a cemento marnoso, di tipo intraformazionale (IETTO, 1971; CATENACCI et alii, 1963);
  • Cretacico inferiore (C6-G11 ): Si tratta di 300 m circa di calcareniti avana ben stratificate, passanti verso il basso a calcari oolitici e pisolitici grigio-scuri, in grossi banchi attribuibili al Cretacico inferiore per la presenza di Bacinella irregularis (RADOICIC), cuneoline primitive e di qualche rara forma di requienia (C6-1). In eteropia di facies si trovano calcareniti e calcilutiti biancastra, calcari oolitici e pisolitici grigio-scuro. Talora calciruditi con intercalazioni di marne giallastre e verdi (C6-G10). A Civita di Pietraroja affiorano per uno spessore di circa 50 m calcari micritici, calcari marnosi calcari con selce e dolomie bituminose, contenenti resti di pesci e in minima parte di anfibi e rettili di età Albiana, in facies lagunare ("CALCARI AD ITTIOLITI DI PIETRAROJA" Auct. GALDIERI, 1913; D'ERASMO, 1914; D'ARGENIO, 1963b);
  • Cretacico superiore (C10-6): Dal Cretacico superiore in poi il Matese occidentale e il Matese orientale presentano caratteristiche di sedimentazione differenti. 


Fig. 3- Calcare a grana fine bianca con abbondanti gusci di Rudiste nei pressi di Monte Mutria (foto di: Emma PETRELLA)
Fig. 3- Calcare a grana fine bianca con abbondanti gusci di Rudiste nei pressi di Monte Mutria (foto di: Emma PETRELLA)
Nel Matese occidentale sono presenti calcari, calcareniti a grana fine bianca e avana con piccoli diceratidi, calciruditi finemente detritiche biancastre, ed infine bioclastiti e calcareniti bioclastiche con abbondanti gusci di Rudiste (ippuritidi e radiolitidi) con Taumathoporella sp., Cuneolina sp, Dicyclina sp. Questi sedimenti poggiano trasgressivamente, su un substrato la cui età varia dal Trias al Cretacico inferiore [Figura 3].
Nel Matese orientale invece, è presente una lacuna stratigrafica compresa tra l'Albiano e il Turoniano, marcata da un orizzonte bauxitico ("Piattaforma delle bauxiti" D'ARGENIO, 1963 a), che raggiunge uno spessore di circa 2 m nella zona di Regia Piana sul versante meridionale di Monte Mutria [Figura 4].
L'orizzonte bauxitico non sempre è presente in affioramenti estesi e continui. Può essere infatti sostituito da particolari facies laterali, quali brecce a cemento rosso o giallo o livelli ferroso-manganesiferi. Tali livelli manganesiferi hanno dato in passato origine a miniere non troppo fruttuose nella zona a sud-ovest di Civita Superiore (Boiano) (D'ARGENIO, 1963 a). A letto dello strato di bauxite sono presenti calcari e calcareniti biancastre con molti diracetidi, inoltre il livello di bauxite riempie in maniera discontinua piccole sacche carsiche raggiungendo anche uno spessore di 35 cm. L'associazione microfaunistica (cuneoline di tipo primitivo con abbondanti orbitolinidi) degli strati a letto del complesso guida della bauxite, è quella riferibile all'Albiano inferiore ed è in comune con quella ritrovata a Serra delle Macchietelle per lo stesso periodo geologico. Altro livello in comune è quello a Cisalveolina fallax, riferibile al Turoniano-Senoniano, che si trova a tetto della bauxite, mentre a Serra delle Macchietelle è circa 200 m sopra il livello a cuneoline e orbitolinidi. La mancanza di sedimentazione, a causa di una trasgressione che porta la piattaforma carbonatica del Matese sud- orientale in ambiente continentale, è durata per tutto il Cenomaniano (D'ARGENIO, 1963 a; SGROSSO, 1964); 

Fig. 4 - Evidente strato di bauxite in rosso osservabile nei pressi di Bocca della Selva (foto di: Emma PETRELLA)
Fig. 4 - Evidente strato di bauxite in rosso osservabile nei pressi di Bocca della Selva (foto di: Emma PETRELLA)
Le formazioni geologiche dell'Eocene e Oligocene e del Miocene inferiore, sono generalmente assenti in tutto l'Appennino meridionale per mancata sedimentazione. Si tratta di una lacuna stratigrafica che termina all'incirca con la trasgressione del miocene medio (MANFREDINI, 1964):

  • Langhiano superiore - Serravalliano (Mc 3-2): Calcari e calcareniti talora marnose, prevalentemente organogene, con litotamni, briozoi, ostreidi, pettinidi. Calcareniti a Lepidocyclina sp. e Miogypsina sp. Questi sedimenti corrispondono alla "FORMAZIONE DI CUSANO" (SELLI, 1957) e poggiano concordanti sulla porzione sommitale della successione mesozoica affiorante. Nelle zone marginali della piattaforma in facies di transizione, poggiano anche su terreni paleogenici con caratteristiche a volte diverse da quelle tipiche. (CIAMPO et alii,1983). Lo spessore di tale formazione è di circa 30-50 m, mentre la facies di questi sedimenti è di ambiente neritico infralittorale;
  • Serravalliano - Tortoniano inferiore (M4am): Marne calcaree arenacee e argillose e marne a foraminiferi platonici quali Orbulina universa (D'ORB), Globigerina falconensis (BLOW), Globorotalia pseudopachyderma (CITA). Tali sedimenti corrispondono alla "FORMAZIONE DI LONGANO" (SELLI, 1957), ed hanno uno spessore compreso tra i 15 e i 70 m e la facies di formazione è di ambiente di altofondo esteso;
  • Tortoniano medio - superiore (Msm5-4): Siltiti, marne calcaree, marne argillose, argille marnose, argille e arenarie danno origine alla "FORMAZIONE DI PIETRAROJA" (SELLI, 1957) e passano lateralmente ad argille e arenarie [Figura 5].
  • Messiniano (Msm5-4): Depositi calcareo-clastici, argillosi ed arenarie grossolane, riferibili alle "ARENARIE DI CAIAZZO" (OGNIBEN, 1957), in discordanza su tutti i termini precedenti.


Fig. 5- Evidente piega nei flysh appartenenti alla formazione di Pietraroya (foto di: Emma PETRELLA)
Fig. 5- Evidente piega nei flysh appartenenti alla formazione di Pietraroya (foto di: Emma PETRELLA)
Bibliografia:

CATENACCI E., DE CASTRO P., SGROSSO I. (1963) - Complessi-guida del Mesozoico calcareo-dolomitico nella zona orientale del massiccio del Matese. Mem. Soc. Geol. It., 4, fasc. II, pp 837-852.

CIAMPO G., SGROSSO I., RUGGIERO TADDEI E. (1983) - Età e modalità della messa in posto del massiccio del Matese nel bacino molisano. Boll. Soc. Geol. It., 102, pp 573-580.

COCCO E. (1971) - Note illustrative della Carta Geologica d'Italia, scala 1:100.000, Foglio 161 Isernia, 38 pp.

D'ARGENIO B. (1963b) - Una trasgressione del Cretacico superiore nell'Appennino Campano. Mem. Soc. Geol. It., 4, fasc. II, pp 881-933.

FERRANTI L. (1995) - Tettonica del Matese centro-orientale e comparazione con i settori interni dell'Appennino campano. Tesi di dottorato in Geologia del Sedimentario, Università degli studi di Napoli "Federico II", 270 pp.

IETTO A. (1971) - Assetto strutturale e ricostruzione paleogeografica del Matese Occidentale (Appennino Meridionale). Mem. Soc. Natur. in Napoli, 78, pp. 441-471.

MANFREDINI M. (1964) - Osservazioni geologiche sul bordo interno della depressione molisano-sannitica (Italia meridionale). Mem. Soc. Geol. It., 4, fasc. II, pp 959-975.

PESCATORE T. (1965) - Ricerche geologiche sulla depressione Molisano-Sannitica. Atti Acc. Sc. Fis. Mat. Napoli, s. 3, vol V, pp 101-145.

SERVIZIO GEOLOGICO D'ITALIA - Carta geologica d'Italia 1:100.000 F.161 Isernia F. 162 Campobasso.

SGROSSO I. (1964) - La serie stratigrafica di Serra delle Macchietelle in relazione ad alcune caratteristiche della tettonica del Matese. Boll Soc. Natur. in Napoli, 72, pp. 150-153.


Dott.ssa Emma Petrella